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linguafranca
Le passivone hanno sempre ragione!


Lingua (Straniera)


13 novembre 2003

Sopra o dietro al marito?

Il russo è una lingua estrememente maschilista. Già noi abbiamo il plurale e il singolare generico al maschile, (violato nel titolo della fiction "Commesse", cove c'era un uomo) che farebbe rabbrividire qualunque seguace convinto del politically correct, costretto a scrivere al plurale o ad usare formule bizzarre quali he/she her/his ogni volta che scrive in inglese.

Ma il russo va più in là. Non esiste la parola sposato. La donna sposata è letteralmente "dietro al marito", l'uomo "sopra la moglie".

Ovviamente la mia domanda al corso è stata: "E quando sono due uomini?"




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24 ottobre 2003

Mi chiamo Piera

E’ come pronucerei il mio nome alla hostess dell’Aeroflot.

I russi, infatti, pronunciano “a” tutte le “o” non accentate, rendendo femminile tutti i nostri nomi in “o”. Antonio diventa infatti Antònia, Roberto diventa Rabèrta, e così via. Insomma, al check-in uno può esprimere il proprio lato femminile senza dare nell’occhio.

E’ chiaro che questo modo di pronunciare le parole genera incubi a noi occidentali nella lettura e scrittura delle loro parole, ma pazienza…
Il russo è pieno di queste baracconate, alle quali io sono, ovviamente, particolarmente sensibile. Dedicherò presto altri post su un paio di altre peculiarità che faranno molto divertire le nostre amiche poliglotte (Vanderbilt non anticiparle…)

Si, lo so , che palle, un altro post sul russo. Ma questo è il weekend del ripasso, e poi, non so se lo avete dimenticato, ma questo sito è dedicato alle lingue straniere. E poi è divertente quello che ho detto, no? Mica vi ho parlato dell’uso dei verbi perfettivi....

E poi scusate, ma cos'altro potrei scrivere su questo blog? Se raccontassi delle mie grigie giornate casa-lavoro-casa, sbadigliereste dopo mezzo secondo....

PS: Così se siete a cena e qualche stronzetta wanna-be saccente (tipo me, come genere) parla di Dostoevskij, potreste risponderle con la pronuncia corretta, “dastaièvski”, o se dice di essere stata al Bolshoi, voi risponderete “ah si, il balshòi?”…..
Oddio, a pensarci bene, così diventereste ancora più stronzette della vostra ignorante controparte. Boh! Vallo a capire il mondo!




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23 ottobre 2003

Presso di me c'è un blog

E’ la perifrasi che occorre usare se in russo si vuole rendere la frase “Io ho un blog”.
In pratica, i russi non hanno il verbo avere. O meglio, ce l’hanno, ma lo usano molto raramente.
E questo non ha niente a che fare con Lenin e Stalin. In pratica, le zarine parlavano così anche prima della rivoluzione di Ottobre.

Cioè, vi rendete conto? Hanno sempre avuto il comunismo nel sangue! Che chic!

PS: Si, sono arrivato alla lezione tre, quella, appunto, del verbo avere




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22 ottobre 2003

Ansia

La prossima settimana ricomincia il corso di Russo, dopo cinque mesi (!) di sosta. E non ho ancora aperto libro.
Mi sembra abbastanza ovvio che non mi ricordi nulla, cinque mesi sono lunghi da passare (Santa Rosanna Fratello, come hai ragione).

Devo ripassare i casi, il genitivo, accusativo, prepositivo, lo stato in luogo, il moto a luogo, lo strumentale. I verbi perfettivi e imperfettivi, quei cazzo di verbi di movimento, che cambiano a seconda che tu in un posto ci vada diretto o ti fermi a fare una sosta.
E poi tutti quei vocaboli contenuti nelle storie della Happy Family russa di Olga e Ivàn (da pronunciare rigorosamente con l’accento sulla a, sennò sembra ìvan di Tor Pignattara), i figli Tania e Oleg (pronunciato Alec). E i due amici italiani, Marco e Mario, che abitano insieme nel pensionato (cioè, per farvi capire, io so come si dice in russo pensionato studentesco ma non so come si compra un pezzo di pane..), che studiano insieme, secondo me sono anche ‘nu poco ricchioni. Chissà come mai la prof tutte le volte che dicevamo “Marco e Mario studiano insieme nel pensionato” rideva sotto i baffi. Forse perchè il verbo che si usa per “studiare”, “zanimat’sja”, vuol dire anche “farsi”... (diventava, quindi, nella sua mente, “Marco e Mario si fanno insieme nel pensionato”).

Adesso mi metto il CD delle T.A.T.U e incomincio dalla lezione UNO. Urok nomer odin (lezione uno, appunto)

Da svidanija




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10 ottobre 2003

Linguafranca mejo der British Council

Visto che sono in vena di secchionate e il caro Gattopesce soffia sul fuoco, mi metto la penna rossa con l’Union Jack, perché oggi faccio la maestrina di inglese.

Stamattina ho visto la seguente frase “It is always an happy ending”.
Sarà stata una svista, oppure sarà stata voluta, ma, immagino sappiate, in inglese la "acca" all’inizio di parola è solitamente sonora (quindi l’articolo indeterminativo diventa “a”,si dice quindi “a happy ending”).
Quello che non è sempre chiarissimo è che ci sono delle eccezioni, ma sono solo quattro, e c’è un facile trucco per ricordarle, una cantilena: un'ora d’onore per l’onesto erede: An hour of honor for the honest heir. Queste quattro parole (e tutti i loro derivati) hanno infatti l’acca muta, quindi si pronunciano “aur” “onor”, etc. e richiedono l’aggiunta della n nell’articolo indeterminativo, an hour and a half, an honest man, it’s an honour to meet you.. etc.).

Ju andersténd?




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3 ottobre 2003

Il Vocabolario di Linguafranca

Fedele all’obiettivo che mi ero posto all’inizio inauguro una nuova sezione: “Il vocabolario di Lingua Franca”, uno Zanichelli dell' Esperanto camp, una specie di Mereghetti delle parole divertenti.

Ci sono parole di altre lingue (o dialetti) che sono talmente divertenti e, spesso, anche funzionali, che sono entrate nel mio linguaggio, e con cui ho contagiato le persone che mi stanno incontro, o,  viceversa, con le quali sono stato contagiato.

La “Parola Regina”, l’equivalente della “Canzone Regina” (vi ricordate la Hit Parade radiofonica con Lelio Luttazzi?), non tanto divertente, ma funzionalissima è “whatever!”. Usata ormai spessissimo dal sottoscritto per esprimere concetti quali “Non ho più voglia di ascoltarti”, “Stai dicendo delle cose che non mi interessano”, “Fai un po’ come vuoi”, può voler anche dire “Vaffanculo”. La parola ha dei precedenti molto nobili: viene addirittura trasformata in gestualità nel film cult “Clueless”, con la mitica Alicia Silverstone, dove la sua rivale e compagna di classe Amber (cioè Ambra, appunto) la rende con una “vu doppia” mimata con la mano.
O, ancora, è il saluto che Cher rivolge a Jack nella puntata di Will & Grace in cui lei viene scambiata per un travestito.

E così via, si potrebbe elencare la poarola “fit”, già usata da parecchi nel linguaggio comune, e tutto il gergo informatico.

Ma passiamo alle parole divertenti che sono entrate a far parte del mio recente vocabolario,  sennò rischio di farvi sbadigliare:

Pouffiasse, parola francese, vuol dire letteralmente “Donna grassa e volgare”. Bene, metà dei miei amici sono diventati pouffiasse. Il suono (pronunciato “puffiass”), lo trovo divertente, “pufff….”, come il brutto rospo che sparisce e che diventa principe, “Poof”, come “frocio” nello slang inglese, “puff..” come le patatine, "puff" come quegli sgabelli tanto anni 70 dove sedersi era un impresa impossibile, pari a quella di mordersi l’orecchio.

Azafata, ossia “hostess”, o “assistente di volo” in spagnolo. Sei sul volo Iberia per Madrid e urli “Azafata!”, e come minimo ti immagini la Lollo coi capelli turchini che ti porta il pollo riscaldato, e che discende, eterea, dal cielo blu (oddio, di etereo la Lollobrigida non ha manco le sopracciglia).

Peccato che Azafata valga solo per le donne, sennò ero già con la application form in mano per un posto all’Iberia. "Mamma, mamma, sono diventato Azafata!", ma vi immaginate che bello sarebbe poterlo dire?

(…continua)




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19 settembre 2003

Tornado

Mi è sempre piaciuto il termine con cui molti popoli chiamano questo fenomeno oggi su tutti i giornali. Chissà da dove viene, probabilmente ha la stessa origine di "tourner", girare. Boh.

Che noia, scusate, non volevo. Il motivo di questo post è una considerazione da secchione impenitente sul nome più presente nelle news americane (leggete Yahoo e lo vedete nel titolo del 50% delle notizie) Isabel. "Isabel", in spagnolo vuol dire sia Elisabetta (i lettori assidui di Hola lo sapranno, perche settimanalmente leggono dei cazzi di "Isabel II", cioè la Regina Elisabetta), sia Isabella (Isabella la Cattolica in spagnolo è Isabel la Catòlica)

A questo punto vi viene un bel echissene... e non vi do tutti i torti

Torno ad aggiustarmi la penna rossa




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17 settembre 2003

¡Entiendo de cocina!

Dopo tutti questi post principeschi, la maestra mi ha messo in castigo, dice che sono andato fuori tema. Alla faccia della stronza, adesso voglio strafare. Ecco un post che parla sia di lingue straniere (una a caso, toh, che combinazione, lo spagnolo), sia di cucina.

Contenta, Frau Lehrerin?

Qualche settimana fa, i cari amici C. e M., in vacanza nella penisola iberica, mi hanno trovato (faticosamente, dicono loro), questo. Cos'è? Ma il ricettario finocchio spagnolo! Uno spasso, dalla prima pagina.

Vi ricordo il concetto del libro: ironizzando sulla crescente moda di etichettare “gay” qualunque oggetto della nostra vita, anche le mutande (letteratura gay, cine gay, feste gay, vacanze gay, televisione gay), due pazze spagnole hanno scritto il “ricettario gay”. Praticamente sono partiti dal presupposto che noi mangiamo cose diverse dagli altri (tipo robe verdi gelatinose...).

Non paghi di applicare questo concetto, non si sono fermati ai “gay” generici, ma lo hanno esteso, suddividendo il libro in vari capitoli, ciascuno dedicato ad un gruppo di ..ehem..omosessuali.

Lascio le ricette a successivi post e faccio uno zoom sulle gruppi (ben 15!), che sono divertentissimi e meritano un post solo loro.



  1. Clàsicas, Antiguas, Folklòricas y Tradicionales

  2. Macrobiòticas y  Vegetarianas

  3. Pijas y Pretenciosas (Pijo = fighetto)

  4. Lederonas, Ositos y Destroyers (hanno adattato Leather!. Ositos = orsetti)

  5. Calesas y de Buena Boca (calesas = carrozzoni)

  6. Imaginativas y Fantàsticas

  7. Musculocas, Vigorèxicas y Ejecutivos (Musculocas =in assoluto il nome più divertente. Hanno pure tradotto Executives)

  8. Basculocas (gioco di parole tra Bàscula (bilancia) e Loca (pazza). Quelle che fanno l’amore con la bilancia)

  9. Lobos Solitarios

  10. Zarinas, Pequeñas y Desamparadas (Termine che non ha niente a che vedere con Tolstoj. Le "zarine” sono le finocchie in preda a ossessioni compulsive quando fanno shopping nei negozi Zara – insomma, le Fashion Victims)

  11. Caseras y Hogareñas (le nostre “Pantofolare”, hogar = focolare)

  12. Anorèxicas, Pastilleras y Desahusciadas (desahuciada = inguaribile)

  13. Salidas y Seductores (le seduttrici, che cucinano piatti dai nomi tipo “passeri eccitati”, “gigolò di champignon”, e tutta una serie di afrodisiaci)

  14. Dipsòmanas y Cocteleras (quelle che si nutrono di solo cibo liquido)

  15. Pasteleo y Bolleria Fina (= fine pasticceria)

Confessate che non vedete l’ora di sentire le ricette...




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4 settembre 2003

S dnem roždenija!

Scusate questo post da "Programmi dell'Accesso", ma è il suo compleanno.

Auguri mamma!

 


Che disdetta. Questo provider non legge il cirillico. Spero che la traslitterazione sia corretta (Luca??). Ah, vuol dire buon compleanno in russo! (un anno di lezioni le dovrò mettere a frutto, no?).

Lo so, la foto è terribile (mamma, non dico a te, dico alla foto), ma ci sono affezionato. Soprattutto alle spalline!




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27 agosto 2003

Tu pedido ha sido enviado

E’ il titolo del messaggio che ho ricevuto ieri da www.fnac.es (la fnac spagnola) che mi annunciava la spedizione della merce ordinata il giorno prima.

Accompagnato dal seguente testo, delizioso:

Estimad@ Piero
Gracias por realizar tu compra en fnac.es
Te informamos de que hoy hemos procedido al envío de la compra que realizaste en nuestra tienda el pasado lunes, 25 de agosto de 2003 y cuyo detalle aparece a continuación


Il messaggio continuava elencando i prodotti e le condizioni di acquisto.

Non so se hanno un programma che ricava il sesso e la preferenza sessuale dalla natura della merce ordinata, ma estimad@ con la chiocciolina non mi aveva mai chiamato nessuno. Lo trovo stupendo.

Hem, veramente le cose che ho ordinato non sono proprio Quattroruote e Playboy:
1. film, “A mi madre le gustan las mujeres”
2. film “Mas que amor frenesì” (che si traduce più o meno "Non è amore. è solo frenesia")
3. Libro “Alaska y otras cosas de movida” (storie sulla movida madrilena introdotto da Almodòvar)
4. film “Nadie conoce a nadie”
Quindi, a parte l’ultimo film , un giallo, di cui ho sentito parlare bene (e che ho comprato perche’ costava solo 6 euro) mi sembra l’acquisto online piu’ finocchio che abbia mai fatto. E mi e’ anche andata bene, perche’ se i miei cari amici in tour nella penisola Iberica non me lo avessero trovato, avrei anche comprato questo. Adesso verro’ inserito nel database fnac.es come “loco maricòn” e ricevero’ pubblicita’ di qualunque frociata in commercio, e non oso pensare se fnac vende il mio indirizzo ai siti porno di lingua spagnola. Mi sa che devo compensare con qualche acquisto piu’ maschile, tipo, chesso’, un CD degli Iron Maiden. Seee, cosi’ oltre alla pubblicita’ dei lubrificanti ricevo anche quella degli strumenti di tortura sado-maso.

Ma proseguiamo con l’analisi del testo. Sto ancora ridendo per la frase “la compra che realizaste en nuestra tienda”. (il che mi fa ricordare che bisogna ritornare a bomba sui false friends italo-spagnoli -ne ho accumulati un bel po’nel frattempo). Considerato che per acquistare questi prodotti non ho fatto altro che posare le mie preziose manine su di un mouse ed una tastiera, il pensiero che io abbia fatto l’acquisto (la compra) nella loro “tienda” mi ha divertito. Chissa’ con cosa vanno in campeggio gli spagnoli.. con un mouse e una tastiera? (btw credo che in Spagna “mouse” sia tradotto).

A parte queste idiote disquisizioni: ma vi rendete conto?   S P E D I T O    I L   G I O R N O    D O P O!      E gli spagnoli in Agosto non sono a lavorare come gli Svedesi! Cioe’ il paese e’ in vacanza e questi spediscono il giorno dopo. E’ vero, devo aspettare che mi arrivi, magari questi hanno barato e la roba parte la settimana prossima. Ma, non so, ho fiducia nella fnac. Mi sembra un ottimo inizio.

A proposito della Fnac, mi viene in mente una recente conversazione con due squinzie discotecare drogate in spiaggia a Roma qualche settimana fa, che amano andare in vacanza a Nizza (le faccio parlare in verde acido)
Io (pensando, oh madonna, sono ancora qua? Perche’ non sono ancora partite?):
“ciao, come state?”
“bene, stiamo partendo per Nizza”.
“Ma in Agosto non e’ un po’ piena di Italiani?”
“Si, ma cosa ci vuoi fare, e’ molto meglio dell’Italia”.
“Ah. Capisco. Per quanto mi riguarda, uno dei motivi per cui sceglierei Nizza invece dell’Italia e’ per fare scorta alla Fnac”.
“Dove? Noi la facciamo alla Xxxxx", e citano la discoteca locale.

PS: Lo so, la Fnac e’ anche a Genova, non c'è bisogno di andare fino a Nizza, ma per qualche oscuro motivo non importa nulla dalla Francia.




permalink | inviato da il 27/8/2003 alle 23:39 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (5) | Versione per la stampa
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